VADEMECUM SUL BOLLO PER LE AUTO STORICHE

Se state leggendo queste righe anche Voi, probabilmente, siete tra le “vittime” della Legge 23 Dicembre 2014 nr. 190, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 29.12.2014, (cd. Legge di Stabilità) che ha eliminato i commi 2 e 3 dell’art. 63 Legge 342/2000, cioè le disposizioni, tante volte criticate dagli appassionati, che consentivano ai veicoli tra i 20 ed i 29 anni di accedere alle agevolazioni fiscali previste per i veicoli di cui al comma 1 (i mezzi ultratrentennali), esclusivamente se iscritti all’ASI o alla FMI.

Per aiutare i lettori e tutti coloro che, per un motivo o per un altro, stanno valutando se vendere o meno parte della loro collezione, o anche solo l’unica auto “in più” che piaceva tanto da giovanissimi, abbiamo pensato ad un vademecum, una guida, un “manuale” per comprendere meglio cos’è il bollo e per chiarire, in maniera comprensibile a tutti, qual’è lo stato delle cose.

Cominciamo col definire ciò di cui stiamo parlando, ovvero:

I VEICOLI DI INTERESSE STORICO E COLLEZIONISTICO indicati dall’art. 60 comma 4 D. Lgs. 285/1992 (il Codice della Strada, di seguito CdS), la norma è semplice:

4. Rientrano nella categoria dei motoveicoli e autoveicoli di interesse storico e collezionistico tutti quelli di cui risulti l’iscrizione in uno dei seguenti registri: ASI, Storico Lancia, Italiano FIAT, Italiano Alfa Romeo, Storico FMI. (il regolamento di attuazione del CdS stabilisce poi, all’art. 215, le caratteristiche di tali veicoli e cioè che: comma 2, La data di costruzione deve risultare precedente di almeno 20 anni a quella di richiesta di riconoscimento nella categoria in questione. [..].

Sembra tutto molto semplice, vero? Con un paio di articoli sono stati definiti i veicoli e le caratteristiche che essi devono avere per essere qualificati di “interesse storico e collezionistico”.

Non è così semplice, le definizioni del Codice della Strada vanno considerate esclusivamente ai fini della circolazione stradale, ed a questa attività vanno ricondotte le agevolazioni previste dalle norme del CdS (utilizzo di dispositivi non più omologati, possibilità di circolare anche in mancanza di alcuni dispositivi di sicurezza, etc.).

Ed allora da dove vengono le agevolazioni fiscali? Nell’anno 2000 fu varata una finanziaria, la L. 342/2000 appunto, che, all’art. 63, stabiliva particolari agevolazioni per talune categorie di veicoli, stabilendo un’ulteriore classificazione, valida solo ai fini fiscali, dei veicoli storici: la Legge definiva “veicoli d’epoca” quelli con almeno trent’anni dalla data di costruzione (o di immatricolazione) mentre definiva di particolare interesse storico”: il comma 2 “[..]

a) i veicoli costruiti specificamente per le competizioni;

b) i veicoli costruiti a scopo di ricerca tecnica o estetica, anche in vista di partecipazione ad esposizioni o mostre;

c) i veicoli per i quali, pur non appartenendo alle categorie di cui alle lettere a) e b), rivestano un particolare interesse storico o collezionistico in ragione del loro rilievo industriale, sportivo, estetico o di costume.

3. I veicoli indicati al comma 2 sono individuati, con propria determinazione, dall’ASI e, per i motoveicoli, anche dalla FMI. Tale determinazione è aggiornata annualmente. [..]”

Ecco qui chiarito da dove vengono le agevolazioni e perché molti enti locali (regioni/province) per anni hanno accettato solo certificazioni rilasciate dall’ASI.

Un bel giorno arriva, però, il federalismo fiscale che, con la Legge 27 dicembre 1997 nr. 449 (art. 17 C. 10) e, successivamente con il D. Lgs. 68/2011, stabilisce che le tasse automobilistiche diventino un tributo di carattere locale “concorrente” tra lo Stato e le Regioni (la Giurisprudenza definisce la Tassa Automobilistica Regionale un tributo “derivato” ma molte regioni lo considerano, e lo trattano, come “proprio”) queste ultime, con propria Legge Regionale (ricordiamo che la L.R. è un atto normativo emesso dalle Regioni ed ha valore di Legge Ordinaria nel territorio della regione stessa) possono legiferare in materia nei limiti della normativa nazionale vigente nell’anno precedente all’emanazione della L.R.. Questo significa, nella pratica, che la Legge nazionale stabilisce dei criteri ai quali le normative regionali devono adeguarsi potendo, comunque, definire eventuali, ulteriori, esenzioni (si pensi ai veicoli nuovi immatricolati a GPL ed ai veicoli destinati all’uso di disabili)

Nel frattempo anche varie Commissioni Tributarie, a tutti i livelli, si esprimono sulla carenza normativa della L. 342/2000, e sulla mancata attuazione della norma da parte dell’Automotoclub Storico Italiano (l’ASI), in quanto non ha mai proceduto ad individuare, conla prescritta “propria determinazione”, una lista di veicoli di particolare interesse storico (al contrario di come ha fatto FMI). Seguiranno numerose sentenze, emesse a seguito di Ricorsi e di Interpelli; esse, nella maggior parte dei casi, daranno ragione al contribuente, stabilendo, in linea di massima, il principio che: l’attestazione riguardante la sussistenza dei requisiti per definire un veicolo di “interesse storico e collezionistico” può essere costituita anche da una autocertificazione. L’eventuale procedura di accertamento della presenza dei requisiti deve essere stabilita dalla Regione. (cfr. tra l’altre Cassazione sent. 3837 del 15/02/2014)

Ecco che entrano in gioco le Regioni, alcune delle quali, in un orgia di coraggio, promulgano delle Leggi Regionali per definire sia la questione della Tassa Automobilistica Regionale, sia la questione del “bollo auto per le storiche”.

Senza perderci in cronologie ci limiteremo ad indicare brevemente quali sono le Regioni che hanno legiferato in materia e che permettono ai proprietari dei veicoli di interesse storico e collezionistico (definiti ai sensi dell’art. 60 del CDS) di pagare la UNA TASSA DI CIRCOLAZIONE FORFETTARIA.

Riteniamo che le Regioni che hanno emesso proprie Leggi Regionali mantengano il loro diritto/dovere di esentare talune categorie di veicoli o di contribuenti, dal pagamento della Tassa Automobilistica Regionale. Parliamo di dovere perché le amministrazioni regionali non possono ignorare una propria Legge in vigore, neanche a seguito dell’introduzione della Legge di Stabilità (nazionale), questa, infatti, è una norma a carattere generale che le disposizioni regionali non possono contraddire, esse non possono, cioè, porre limitazioni più restrittive (cfr. la sentenza della Corte Costituzionale nr. 288/2012 che ha censurato un provvedimento normativo della Regione Marche ma perché riformativo in pejus della normativa nazionale, nello specifico la Regione Marche disponeva l’esclusione della esenzione dell’obbligo del pagamento della TAR in caso di fermo amministrativo o giudiziario di beni mobili registrati), ma non vi sono pronunce di incostituzionalità qualora le norme regionali siano PIU’ FAVOREVOLI di quelle nazionali, come in questo caso.

Un brevissimo discorso a parte lo merita l’Imposta Provinciale di Trascrizione. Quella ridotta per le auto storiche è stabilita, per tutta Italia, dalla L. 342/2000. L’abrogazione dei commi 2 e 3 dell’art. 63, pertanto, permette di usufruirne soltanto ai veicoli ultratrentennali. Quindi, dove sono in vigore Leggi Regionali che permettono l’esenzione del bollo anche ai veicoli “ventennali”si dovrà, comunque, pagare l’IPT in misura piena in caso di passaggio di Proprietà.

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